Qualcuno dei virtuosi del vizio ha mai sentito parlare della canzone di Nello Liberti dal titolo fin troppo esplicito «'O capoclan» ? O ne ha visto il filmato postato su youtube nei mesi scorsi? Probabilmente no, per i più sarà passato inosservato ancora una volta, ma parte del mondo neomelodico napoletano non è affatto convinto che la camorra sia una piaga sociale ed economica da sconfiggere culturalmente prima ancora che militarmente. Anzi la spalleggia, la supporta, la giustifica, ne fa una cultura condivisibile. E non è un caso o una paranoia di chi vi scrive, visto che fu proprio l’ex ministro degli interni Giuliano Amato, tre anni fa, a sollevare un polverone sul malcostume di permeare video e canzoni, così popolari nei quartieri partenopei, di cultura mafiosa. I neomelodici stessi si difesero, in molti casi non a torto: nei pezzi
sparati dalle radio più popolari si parla infatti soprattutto d'amore,
al massimo di latitanti alla Robin Hood o di un arresto e una sentenza
«ingiusti».
Ma intanto nel mare magnum delle piccole e piccolissime
produzioni di quartiere, ma dal forte ascendente nella realtà
adolescenziale locale, delicata età in cui la persona, la coscienza
morale e civile è in formazione e si nutre dei modelli che la
circondano, possiamo scovare un video come quello di Liberti. Sembra un
video falso, una parodia: non lo è. Le parole del testo vanno
accompagnate necessariamente alle immagini del clip. Inizia il filmato.
Musica battente: 'o capoclan latitante manda un «pizzino» a un
affiliato. C'è scritto il nome "Michele Imperato", con una croce
accanto: è l'infame da eliminare, «'a cundanna per chi ha sbagliato».
Il sicario è tormentato. Ma prende la pistola e si adegua all'ordine.
Perché «pure se lui è così, resta il capo, sa campare,e noi dobbiamo
rispettarlo» canta il neomelodico. Parte il ritornello: «'O capoclan è
un uomo serio, che è cattivo nunn'è 'o ver'». Nella guerra tra cosche
«col cuore non si può ragionare». Liberti o meglio chi gli ha scritto
il testo (firmato da A. Alfieri e C. Nocerino) poi concede: se il capo
«ha sbagliato è per necessità», famiglia povera, scuola abbandonata
troppo presto «per andare a faticare». Finirà, dopo 3 minuti e rotti di
canzone, che il padrino, braccato, finisce in galera. Fotografato in un
drammatico bianco e nero, l'uomo si rivolge a Dio: «Proteggi i miei
figli. E se proprio ogni tanto non puoi farlo tu...'o ffaccio io, che
song' 'o capoclan!». Intanto sempre su youtube sono stati pubblicati
nei mesi scorsi una serie di commenti al video, tra i quali si
distingue quello di “affiliato latitante”, il quale scrive: «Approfitto
per salutare il mio amore che adesso è ospite dello Stato (...) ti
stiamo aspettando, mamma, papà e frateto. La vera Napoli siamo noi, gli
altri sono gent'e fugnatur», gente di fogna. E se i comenti erano
questi, allora forse non è un caso oggi leggere la scritta “l'aggiunta
dei commenti per questo video è stata disattivata” sulla nota
piattaforma. Ma davvero si può ritenere sufficiente una misura del
genere? Rimuovere dei commenti non impedirà a quella gente di ragionare
e di pensare in questi termini. Forse si dovrebbe proprio evitare a
monte che in una realtà martoriata dalla camorra come l’interland
napoletano continuino ad esistere espressioni culturali deviate come
quella di Nello Liberti. Perché sono illegali gli striscioni
pro-terrorismo e sono libere di essere prodotte, commercializzate e
pubblicizzate canzoni pro-mafia? Forse un paese civile dovrebbe porsi
questo interrogativo e provvedere seriamente a diffondere, una volta
per tutte, una necessaria “controcultura” dell’etica e della legalità
nei territori in cui oggi i “Nello Liberti” di turno la fanno da
padroni.
Ti ringrazio innanzitutto moltissimo per avermi fatto ascoltare la canzone... appen t vec t vatt!
Scherzi a parte, è veramente una cosa inquietante quella che denunci e ancora una volta credo che ci sia ben poco da fare perchè non credo che si possa cambiare la mentalità di certe persone!
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